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Storia
Antica città latina con il nome Tibur, chiamata da Virgilio con il titolo di Tibur Superbum (Eneide,
Lib. VII) che tuttora campeggia nello stemma cittadino, si vanta di essere più antica di Roma (1265
a.C.).
L'insediamento arcaico nacque e si fortificò sulla riva sinistra dell'Aniene, dove sorsero l'acropoli e
gli edifici antichi (e tornarono poi ad arroccarsi i cittadini tiburtini del Medioevo),
avvantaggiandosi della posizione dominante sul guado che costituiva il percorso più breve per la
transumanza delle greggi fra il Tevere e l'Abruzzo, lungo la direttrice che sarebbe poi diventata la
via Valeria. Ancor oggi il rione dell'antica acropoli si chiama "Castrovetere".
Il fatto che l'antica Tibur fosse punto di confluenza di popolazioni diverse (soprattutto sabini e
latini), è confermato dall'esistenza del grande santuario sociale di Ercole Vincitore, classico eroe
latino divinizzato, i cui resti sono databili al II secolo a.C., ma che si può facilmente far risalire
ad un più antico luogo di culto comune di popolazioni che si incontravano per commerciare.
Sistemato nel IV secolo a.C. il contenzioso con Roma in espansione, e riconosciuta municipio romano con
la Lex Iulia municipalis nel I secolo a.C., Tivoli divenne fra l'altro sede di molte ville di ricchi
romani, come testimoniano i numerosi resti.
Quelle ancor oggi note e identificate sono attribuite a Orazio, a Cassio, a Quintilio Varo (quello di
"Varo, Varo, rendimi le mie legioni..."), a Manlio Vopisco (i cui resti sono incorporati nell'attuale
Villa Gregoriana). Il culmine di questi insediamenti fu rappresentato dalla villa di Adriano, nel II
secolo.
Nel Medioevo Tivoli fu sede vescovile e fortemente implicata nelle contese feudali. Sempre gelosa della
propria indipendenza, ma stretta tra i baroni romani e il feudo benedettino di Subiaco, per sottrarsi
al patrimono vescovile si schierò con i ghibellini, ma questo non le risparmiò di dividersi
continuamente in fazioni e di rimanere ostaggio della contesa fra i potenti romani, come i Colonna e
gli Orsini, per tornare infine, nel XV secolo, nel patrimonio della Chiesa, del cui stato seguì le
sorti. Nel 1867 fu testimone della Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma con la colonna
garibaldina Pianciani.
Frazioni
Tra le frazioni del Comune di Tivoli una delle più importanti è Tivoli Terme (già Bagni di Tivoli),
nota per le acque termali e lo stabilimento che le sfrutta. Le terme Acque Albule, privatizzate e
rinnovate, sono state per molti anni luogo di incontro per tutte le persone affette da patologie,
soprattutto respiratorie, per le quali il trattamento con le acque e le inalazioni di vapore sulfureo
possono essere un aiuto nella cura. Le grosse piscine delle terme sono altamente frequentate l'estate
dai numerosi bagnanti che le considerano una valida alternativa alle spiagge marine. È in via di
apertura una grossa struttura alberghiera all'interno delle mura termali.
Altra importante frazione è Villa Adriana, che si trova alle pendici del colle su cui sorge Tivoli, sul
lato sinistro del fiume Aniene. La frazione si è sviluppata nelle vicinanze dell'omonima e storica
villa fatta costruire dall'Imperatore Adriano.
Villa Adriana costituisce di fatto un unico agglomerato urbano con l'altra frazione tiburtina di
Paterno da cui è separata dalla via consolare Tiburtina; ambedue le frazioni tiburtine costituiscono un unico tessuto urbano con Villanova, popolosa frazione del comune di Guidonia Montecelio. A Villa Adriana opera da numerosi decenni un importante e ampio stabilimento industriale di lavorazione della gomma già di proprietà della Pirelli, e ora recante il marchio Trelleborg.
Sempre a Villa Adriana si trovano importanti industrie cartarie e di produzione di sanitari. Ivi sorge
poi il Mausoleo dei Plauzi accanto allo storico Ponte Lucano, entrambi di epoca romana. La Tomba dei Plauzi è da pochi anni circondata da un muro che è stato costruito al fine di evitare le periodiche
piene dell'Aniene nel piazzale antistante il predetto ponte Lucano. L'opera ha suscitato non poche
polemiche. Al lato destro del fiume Aniene sono site poi le frazioni residenziali di Favale e di
Campolimpido, sviluppatesi nel dopoguerra e gravate oggi da un nuovo sviluppo urbanistico. Le due
località, prima della seconda guerra mondiale, costituivano parte della campagna tiburtina e ivi erano
siti solo alcuni casali di campagna, tra i quali il Casal Bellini.
L'afflusso di numerosi immigrati, soprattutto dai paesi montani limitrofi a Tivoli, da Abruzzo, Umbria,
Marche, Toscana e dal basso Lazio - un forte nucleo ciociaro è tuttora rilevante a Campolimpido -
attratti dalla forte presenza di industrie (gomma, travertino, cartiere) diede vita ad un ingente
aumento degli abitanti del Comune e alla conseguente crescita dell'urbanizzazione.
Economia
la CittadellaLa ricchezza di acque fu fino al XX secolo una delle principali risorse della città, sia
per l'agricoltura, sia per l'industria, fiorente già in epoca papalina. A questa si aggiungeva, come
nerbo delle produzioni locali, l'estrazione e la lavorazione del travertino, pietra regina dei
rivestimenti dell'architettura romana.
Le produzioni agricole tradizionali (olivo e vite) non sono state abbandonate, anche se sono ormai
ridotte a settore economico residuale, anche perché la natura del terreno non favorisce l'agricoltura
industriale. Specifica della zona rimane la produzione del pizzutello, uva di forma e dolcezza
particolari.
Tra l'800 e il '900 la città conobbe un forte sviluppo industriale, fondato sull'industria della carta,
sulla produzione elettrica, che, avviata nel 1882, fece di Tivoli la prima città illuminata in questo
modo in Italia, (e che diede poi elettricità ad una parte di Roma) sulla presenza di una grande
industria manifatturiera (Pirelli), oltre che sulla produzione di travertino.
Villa D'EsteDagli anni '60, e sempre più velocemente nei decenni successivi, la struttura industriale
di cui la città viveva si è completamente disgregata, per probemi infrastrutturali (posizionamento
delle fabbriche su strade che divenivano sempre più inadeguate, insufficienza della rete ferroviaria) e
strutturali (mancati investimenti, ristrutturazioni industriali sistemiche, crisi delle produzioni
manifatturiere).
Le produzioni industriali che non sono state dismesse si sono spostate a valle, in pianura
(particolarmente in comune di Guidonia Montecelio), e la città vive attualmente di terziario (turismo,
commercio, servizi), fortemente vincolata alla conurbazione romana di cui sta diventando una
propaggine, destino comune a tutte le piccole città troppo vicine ad un'area metropolitana.
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